
Carisimi,
nel silenzio raccolto di questa celebrazione, affidiamo al Signore l’anima del nostro amato confratello Settimio, che ha guidato e servito questa Chiesa per 25 anni, dopo essere stato per 5 anni vescovo di Molfetta, Giovinazzo e Terlizzi.
Per tutti era don Settimio: padre, fratello e amico. Sembrava lieve il suo passare, nonostante la sua imponenza, ma in ciascuno lasciava una traccia tanto discreta quanto distinta, segno di una nobiltà d’animo fuori dal comune. Bella la sua vicinanza ai presbiteri e ai laici, nel
cui protagonismo credeva, non posso dimenticare l’amore, l’attenzione e la cura per l’Azione Cattolica.
Le letture che abbiamo ascoltato ci aiutano a comprendere il senso profondo del ministero di questo servo fedele.
Il profeta Ezechiele assiste al fallimento del regno di Giuda, al crollo di Gerusalemme e vede una parte del popolo ebraico esiliato in Babilonia. Le sue parole forti segnano una delle pagine più belle dell’Antico Testamento, annunciando un tempo nuovo in cui l’umanità è
destinata a rinascere.
Il “cuore”, simbolo biblico, ci rimanda all’interiorità, alla coscienza, realtà plasmata dallo Spirito a tal punto da darci una vita nuova. Quella di Ezechiele è una bella promessa che profuma di buono!
È Dio stesso a purificare il cuore del suo popolo, a mettere dentro di noi il Suo Spirito perché possiamo vivere secondo la Sua volontà (Ez 36,22-27). Una novità di vita, intrisa di docilità al soffio dello Spirito, che ha contraddistinto la vita di don Settimio, figlio del Concilio,
il cui motto episcopale “CORDE et FIDE” è stato la chiave di lettura di tutta la sua esistenza.
Lui non aveva uno stemma e non aveva un motto, gli fu chiesto di realizzarli verso la fine del ministero episcopale.
CORDE: un cuore aperto, accogliente, generoso
La sua missione pastorale è stata caratterizzata da un cuore capace di fiducia e affidamento. Un cuore di carne sempre in dialogo con lo Spirito di Dio. Riservato nell’indole, ha sempre vissuto il suo ministero con cordiale vicinanza al Popolo di Dio, in una costante attenzione alle necessità delle persone, capace di valorizzare l’umanità propria e altrui.
La promozione della Caritas, il soccorso ai fratelli Albanesi, nel tempo della grande migrazione, il gemellaggio con la diocesi di Marsabit, sono segni di un cuore grande che ha saputo leggere i segni dei tempi, offrendo alla sua Chiesa la capacità di guardare lontano.
FIDE: la fede che attraversa le tempeste
Nel vangelo di Marco (Mc 4,35-41), troviamo luce per scrutare l’altra dimensione della sua vita: la fede. Gesù dice ai suoi discepoli: “Passiamo all’altra riva”. È sera, sta per calare la notte, e invece di inviare a casa i suoi, invece di fare ciò che sarebbe stato più sensato, ovvero andare a riposare, Gesù chiede una fatica supplementare ai suoi, e anche a sé stesso. Nella sua forma asciutta, all’apparenza non motivata, “passiamo
all’altra riva” risuona come un’esortazione alla fiducia. C’è un oltre che abita le cose!
Non è nel segno del Vangelo restarsene al sicuro, attraccati alla banchina o fermi all’ancora. Bisogna essere disposti a tutto anche al coraggio di navigare anche in mezzo alle tempeste.
Ricordo ancora la vigilia della partenza per la missione di Laisamis. Ero dinanzi a lui, in un incontro abbastanza teso, con le tante perplessità sul futuro, abitato dalle mie paure, ma le sue parole risuonarono determinate e sicure: “lo Spirito Santo provvederà, abbi fede!”.
Il nostro posto non è nei successi, ma in una barca in mare, in mare aperto, dove prima o poi durante la navigazione della vita potranno esserci acque agitate e vento contrario. Don Settimio ha incarnato questa chiamata nel suo ministero: è stato un pastore che ha
saputo guidare la comunità ecclesiale verso una fede adulta, radicata nella Parola e capace di affrontare le sfide del tempo.
Anche dopo la rinuncia al governo pastorale della diocesi, ha continuato a servire con la preghiera e la testimonianza, vivendo il suo ministero con umiltà. Ben ha detto Mons. Intini definendolo una quercia.
Discreto con i suoi successori, ha saputo tessere relazioni autentiche, accettando con serena fiducia il tempo della fragilità e dell’attesa, dell’incontro definitivo con il Signore.
Oggi, carissimo Padre, “passi all’altra riva”.
Hai atteso e pregato perché questo accadesse. Il tuo esodo si compie nella pace: è la tua
pasqua.
Continua a intercedere per quanti hai accompagnato e generato nella fede, continua
illuminare e benedire il cammino di questa Chiesa a te affidata un tempo.
Rendiamo grazie per il dono della tua vita, della tua persona, per il tuo instancabile
servizio, per la tua testimonianza di fede.
Ti affidiamo, come un ‘unica famiglia, alla misericordia del Padre, mentre raccogliamo
la tua eredità spirituale, continuare a camminare con cuore aperto e fede salda, certi che il
Signore, come sulla barca con i discepoli, è sempre con noi e non ci abbandona mai.
E così sia.
+ Giuseppe Satriano